“Quella che sto per raccontare è una storia che non inizia, perché è come se ci fosse sempre stata e che non finisce, perché non finisce. Punto e basta. È un altro amore che ha accompagnato la mia vita: la passione smodata e irrazionale per il calcio. C’è molta gente intelligente che non capisce e c’è molta gente stupida che invece capisce, perché il calcio è un grande mistero, è qualcosa che salta di netto il cervello per parlare al cuore in una lingua che sappiamo interpretare con l’intuito ma non potremmo tradurre.
Il calcio unisce e divide come poche cose al mondo, ci dà una carica inspiegabile e allo stesso tempo ci abbatte e ci rovina. Non saprei giustificare ciò che ho fatto con il calcio e per il calcio, ciò che di volta in volta mi sono ripromesso di non fare mai più e che, puntualmente, ho rifatto alla prima occasione: dare tutto, perdere soldi, energie, neuroni, smarrire la via, la calma e a volte anche la dignità per ricevere in cambio critiche e ingratitudine. Eppure se tornassi indietro rifarei ogni singola scelta.”
Leonardo Paolo Di Nunno nasce a Canosa di Puglia nel 1948 e non si arrende al destino che gli porta via una gamba da bambino. Appena può scappa a Milano in cerca di opportunità. Costruisce una fortuna nel settore nascente dei videogiochi, e nel frattempo vive un’esistenza vorticosa fra donne, figli, gioco d’azzardo e soprattutto l’amato calcio. Dopo le avventure con Canosa e Seregno, diventa proprietario del Lecco 1912 e lo trascina fino alla serie B, sfidando i potenti del mondo del pallone.




